la Mostra a mrzo |
Mostra personale del fotografo italiano Davide Fantoni |
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STRANIAMENTI |
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Piergiacomo Petrioli |
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Multitude, solitude: termes égaux et convertibles pour le poète actif et fécond
La poetica dello straniamento si appalesa in colori intensi e forti, in contrasti stridenti, ma non alterati da filtri o manomissioni tecniche. Cromie che l'artista ha saputo vedere, ricuperare dal mondo reale, il quale, in queste foto, viene reso talmente iperreale da farsi quasi astratto. Ed ancora tale estetica appare in tagli arditi di particolari e figure che creano un effetto alienante, come se la realtà (e gli individui che vi agiscono) fosse un universo caotico, mondo frammentario e frammentato di immagini, colori, persone, confusione di sensazioni visive, gorgo infinito di impressioni e percezioni, in cui l’artista si muove (vorrei dire “razzola”) col suo occhio/obiettivo, in una ricerca del Bello, dell'Assoluto nel Dettaglio. Il leitmotif di questi scatti di Davide Fantoni, si rivela quello, di ascendenza tutta baudelairiana, della solitudine dell'individuo nella folla, dell'estraneità del singolo nella massa della società. Di un soggetto (e, al contempo, oggetto) che si pone “altro” dal mondo, estraneo e straniero. Ecco, quindi, una donna sulla spiaggia nebbiosa, solitaria fra altri solitari bagnanti; la sagoma di un bambino alla finestra, in una bella fotografia giocata tutta nel dialogo di colori caldi e freddi; l'interno rosso visto come tepore e famiglia e l'esterno gelido e blu, segnato da una crepa profonda, cretto e iato al tempo stesso. Appare da una vetrina un ritratto incorniciato di studentessa, messa in mostra nella sua totale ingenua vulnerabilità, e l'oggetto qui diventa biografia interdetta dal sapore decadente, crisantemo appassito, attrito tra atmosfera cimiteriale e sfulgore cromatico, e proprio siffatta contrapposizione di luci e colori accentua il senso profondo di vanitas. Dettagli, particolari di persone. Abiti dai colori sgargianti – il vestito giallo della donna seduta -, la bambina di spalle all'incrocio, l'uomo a sedere in strada, nascosto dall'albero (persona spersonalizzata), le gambe, senza corpo e senza identità, delle due hostess… La città per Fantoni si rivela ammasso di umani frammenti, dove ognuno è nomade, entità isolata fra altre entità, perso nel mondo in vitro che è il suo. Nessun contatto. Illusione dell'essere. Appena lo scatto del fotografo che rende eterno l'effimero, raggelando l'istante in un atomo di Bellezza. |
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